L’importanza di avere una Licenza

Le recenti notizie sulle varie conferme ed esclusioni nei vari “roster” (passatemi il termine) delle varie squadre degli imminenti FIFA e PES mi hanno fatto sorgere una domanda: è giusto attribuire così tanta importanza all’acquisizione di una licenza ufficiale?
Non sarà che quello che alla fine è un valore aggiunto stia diventando un requisito fondamentale, al pari di caratteristiche ben più importanti come la giocabilità?

Non è di poca rilevanza che negli ultimi anni la grafica spacchi spesso in due gli utenti, e tante, troppe volte si assista da un lato utenti “medi” che bocciano un titolo perchè graficamente insufficiente, e dall’altro lato c’è la volontà, da parte di utenti più esperti e ragionevoli, di cercare di dissuadere questi da non fermarsi alla mera componente estetica, ma di valutare un videogioco dal suo reale cuore pulsante, ovvero la giocabilità.

Per usare una metafora, sarebbe come giudicare una ragazza (o un ragazzo) solamente dal vederlo in una fotografia. Un po’ poco non vi sembra?

Questa digressione sulla grafica mi è sembrata doverosa perchè temo che la stessa cosa stia accadendo con le licenze ufficiali nei giochi sportivi, in particolari quelli calcistici, perchè più sotto “i riflettori”.

Le ultime mancanze ci riguardano molto, perchè abbiamo da un lato PES 2017 che perderà la Juventus dopo 12 anni (comparve infatti su Pro Evolution Soccer 3 per la prima volta), mentre FIFA 17 non avrà la licenza della nostra Serie A, pur avendo tutte le squadre fedelmente riprodotte.

“E’ soltanto un nome” ho sentito dire da utenti ragionevoli, ma è inevitabile (ed anche comprensibile) un po’ di amaro nella bocca di chi, più abituati a nomi, divise e stemmi riprodotti fedelmente, si ritroverà orfano di un certo tipo di realismo.

Siamo sinceri… in quanti ancora prendono in giro PES per la presenza di North London e Man Blue? E non farà uno strano effetto vedere il nostro campionato con tutte le nostre belle squadre Milan, Inter, Roma, Lazio… e veder apparire PM Black White al posto di una delle squadre più importanti del nostro campionato?

La verità è che ci siamo abituati troppo bene (o male, a seconda dei punti di vista).

Una volta i giochi di calcio, e persino lo stesso FIFA, offrivano nomi completamente inventati e unicamente squadre nazionali, perchè non era possibile permettersi di usare squadre di club.
Negli anni migliori di Pro Evolution Soccer, Konami se ne infischiava delle licenze ed anche noi giocatori del resto, perchè avevamo tra le mani un gioco divertente e complesso al tempo stesso, in grado di darci enormi soddisfazioni.
Il mitico Pro Evolution Soccer 2 “vantava” squadre di club come Piemonte e Lombardia. Mi viene ancora da sorridere alla mia faccia dell’epoca quando sbigottito capii che erano i rimpiazzi di Juventus e Milan.

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Eppure bastò qualche ora di gioco per dimenticarsi la delusione, perchè il titolo era qualcosa di formidabile.
Capivi che un gioco, per essere bello, non doveva necessariamente essere “griffato”.

Ma che dire allora della serie International Superstar Soccer, che offriva nazionali con giocatori completamente stravolti e inventati che sembravano usciti da un universo parallelo.
Era il periodo in cui i ragazzini si sfidavano alla console, e i tifosi andavano allo stadio o vedevano la partita alla TV. Quasi due mondi distinti.

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La svolta probabilmente avvenne nella metà degli anni ’90, e più precisamente con l’uscita di un certo Sensible World of Soccer, capolavoro dell’epoca, creato da Jon Hare, che conteneva al suo interno un database di squadre e giocatori talmente sconfinato da far impallidire anche i più recenti capitoli di FIFA. Certo, la grafica minimale permetteva la riproduzione di divise e di volti fedeli, e il livello delle licenze era limitato ad un mero elenco testuale.

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Ma si trattava già di un passo molto importante verso un altro tipo di giochi di calcio.

Il glorioso Sensible Soccer, anticipatore di quello che oggi è diventato lo standard, non ha avuto la fortuna che meritava con il rilascio di una nuova “incarnazione” nel 1997, quel Sensible Soccer ’98 che crollò sotto i colpi dei giganti che oggi sono sugli scaffali, perdendo anche i nomi originali.

Oggi l’arrivo di licenze sempre più meticolose, grazie anche al livello grafico raggiunto nel corso degli anni, ha sicuramente portato dei benefici, assottigliando quel divario tra realtà e finzione, rendendoci in grado di rivivere in un modo sempre più realistico le gesta viste sul campo.

Ma forse, questa ossessiva ricerca della fedeltà e del realismo (in fatto anche di un controllo molto più profondo e complesso) ci sta facendo un po’ dimenticare che il calcio è prima di tutto un gioco, e non solo spettacolo.

Chi è l'autore: flavio
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