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Ognuno di noi ha un punto di rottura, eppure, ognuno di noi ha, costantemente, la possibilità di restare integro, e di essere semplicemente se stesso.

Kidding, prosegue, in un sublime viaggio all’interno dell’essere umano, la sua ricerca sul tema della dualità in cui è intrappolato ogni essere umano.

Ma…

E’ possibile non essere soggiogati, imprigionati da questa dualità?!

E’ possibile essere sempre “perfetti”, senza mai crollare?

O forse, l’idea stessa di dover essere sempre “perfetti”, è una forzatura che ci conduce soltanto ad un ideale astratto da noi stessi che sempre e comunque ci porterà ad un crollo, essendo un ideale soltanto in apparenza giusto, poichè non coincidente con la nostra essenza più intima?!

Questi sono i quesiti principali che si pone Kidding. La dualità nell’uomo è l’ispirazione profonda della serie di Dave Holstein. Ed è incredibile quanto, mano mano che si dipana la vicenda, possiamo sempre di più notare come ogni elemento della trama scaturisca da questo centro tematico.

Mr.Pickles e Jeff (Jim Carrey), i gemelli Will e Phil (Cole Allen), la sorella Deirdre che è in bilico tra la routine quotidiana e i suoi pupazzi nei quali riversa il suo cuore più profondo, suo marito che, allo stesso tempo, pare nascondere un’altra faccia.

E, come mio solito, non volendo riferire alcun detaglio sulla trama, mi fermo qui.

Mi limito a dire che la coerenza narrativa di Kidding è da manuale, ed è la conseguenza diretta di una ispirazione autentica dell’autore Dave Holstein.

Ma non bastasse quel che ho già scritto, c’è un altro elemento, incredibile (prodigioso!), che manifesta la bravura di tutto lo staff di questa serie, oltre che del suo autore! Perchè Kidding non sarebbe Kidding, senza l’apporto di tutti i registi che hanno lavorato alla serie, e li cito tutti perchè meritano di essere tenuti d’occhio, Michel Gondry in primis (ep01-ep02-ep05-ep06-ep09-ep10), Jake Schreier (ep03-ep04),  Minkie Spiro (ep07-08); oltre che, naturalmente, senza l’incredibile cast costituito da Jim Carrey, Frank Langella, Catherine Keener, Judy Greer, Cole Allen, Ginger Gonzaga.

Qual’è questo elemento incredibile cui accennavo?

Ve lo dico subito.

Kidding ha il potere, in ciascun episodio, di smuovere completamente dall’interno chi osserva con il cuore e la mente aperti. (credo di aver espresso esattamente lo stesso concetto già nella recensione del primo e del secondo episodio; beh, ma se si ripresenta così vivo, anche all’ottavo, qualcosa vorrà dire…!)

Non c’è un solo finale di episodio che non mi abbia profondamente scosso, tanto da farmi scaturire quel genere di commozione autentica che avviene quando un’opera d’arte ci riporta alle radici stesse di ogni essere umano. Ed è incredibile come, sempre, gli ultimi fotogrammi, l’ultimo istante di girato, generi come una epifania nello spettatore. Una illuminazione fugace, che avviene di sfuggita ma che lascia il segno; che può far piangere o ridere, o addirittura entrambe le cose contemporaneamente.

Kidding ha il potere di varcare i confini che separano due anime.

Ma attenzione! E’ un potere ancora più incredibile, se ci accorgiamo che queste due anime sono entrambe parte di noi stessi. Perchè se afferriamo nel midollo ciò che ci vuole dire Kidding, è che le prime anime che devono abbracciarsi per diventare uno, sono le due anime in conflitto di ognuno di noi.

Osservate come, cristallizzato in questo fotogramma, è possibile ritrovare, così vibrante, il tema della dualità!

Ognuno di noi ha un Mr.Pickles in contrasto con uno Jeff che non si sente mai all’altezza. Ognuno di noi ha un angelo e un diavolo all’interno. Ma ognuno di noi può fare ben poco finchè questi due non ritornano uno. Dov’è la soluzione?

Ed ecco che mi sento di dire che…

Kidding non solo affronta il tema della dualità in modo estremamente originale.

Kidding manifesta anche la possibilità di trascendere questa dualità in ciascuno di noi.

Il finale di ogni episodio di Kidding è come una chiave che gira e accende il motore, qualsiasi cosa sia successo, e qualsiasi cosa può succedere.

O, forse, rende ancor meglio l’idea un’altra immagine: il finale di ogni episodio di Kidding è come quando si schiaccia il pedale che abbassa la frizione, per ingranare la marcia!

Ma c’è una differenza rilevante: una macchina ha un numero limitate di marce; Kidding, invece, sembra volerci dire che le marce che possiamo cambiare noi esseri umani, nelle nostre vite, sono infinite!

Dipende solo a noi scegliere se voler ingranare la marcia, o restare ad una certa velocità, o peggio, mettere in folle lasciandoci trascinare dagli eventi!

Noi, intanto, chiudiamo questa recensione ingranando la marcia verso il nono e il decimo episodio, che concluderanno questa meravigliosa prima stagione!

ARTICOLO CORRELATO: Kidding: la recensione dei primi due episodi

ARTICOLO CORRELATO: ‘Kidding’: la recensione del terzo e del quarto episodio

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Orpheus

Dalla tenera età di 7 anni suona, legge, guarda film, scrive, pensa, sente e ogni tanto fa qualcos'altro.

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