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Il Diavolo di Hell’s Kitchen è tornato.
Eh già, dopo un’attesa durata due anni, finalmente torniamo nel quartiere di New York protetto dall’Uomo senza paura.

Diciamoci la verità, per quanto amai la prima stagione, la seconda mi annoiò non poco non appena ci fu lo “switch” dei comprimari mandando a “riposo” Frank Castle

Daredevil

e introducendo Elektra Natchios.

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Tutto sommato, tra alti e bassi, anche il “prequel” di questa terza stagione, ovvero The Defenders, non mi dispiacque, per cui ero ben propenso per una terza stagione del Diavolo in solitaria.

La storia, ovviamente, parte dal finale dei Defenders, quando Matt e Elektra vengono seppelliti dal crollo del palazzo dove avevano combattuto La Mano.

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Nel finale di stagione sapevamo che Matt era sopravvissuto in quanto lo vedevamo ricoverato nella chiesa dove si trovava Suor Maggie.

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Senza fare spoiler, i fan della versione cartacea sapevano già chi fosse il personaggio.

Quindi si riparte da li e dalla “Rinascita” di Matt.

Ovviamente, ma probabilmente lo avrete letto ovunque, questa terza stagione si ispira ad uno dei cicli più famosi di Daredevil, Rinascita per l’appunto (Born Again in originale).

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Tredici episodi, della lunghezza media di 50 minuti circa, per rivedere Daredevil in azione.

Ne sarà valsa la pena?

Senza dubbio, e probabilmente non mi stancherò mai di dirlo, episodi così lunghi forse appesantiscono la storia.

Però, fortunatamente, in Daredevil questo appesantimento non si sente in maniera evidente come è successo ad esempio per Luke Cage.

Daredevil, rispetto a tutti gli altri show Marvel/Netflix ha due pregi che la rendono superiore alle altre.

Per prima cosa un giusto bilanciamento tra azione, dialogo e sensazioni date allo spettatore.

Sicuramente le scene d’azione sono sempre state un “asso di briscola” per la serie. In questa terza stagione in particolare, non ci si limita alle “semplici scazzottate”, ma anche ai dei veri e propri tributi ad altri media.

Senza dubbio la scena di combattimento nel parcheggio sotterraneo è un chiaro e limpido tributo ai giochi stealth e in special modo, a Splinter Cell. E’ inutile negarlo, Matt spesso e volentieri ricordava il mitico Sam Fisher.

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Altro tributo è al mondo del Wrestling. Si vede anche in molte altre scene ma ad esempio il combattimento dell’episodio 4 è pieno di mosse di questo sport spettacolo, passando da quelle più canoniche a quelle più iconiche dei grandi nomi.

Senza dubbio sul lato dialogo, quello che convince di più è Wilson Fisk.

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Vincent D’Onofrio è innegabilmente perfetto nel ruolo e Luca Ward da una perfetta interpretazione del tutto con questa voce profonda e sempre pacata e tranquilla ma che ti inquieta allo stesso tempo.

Però la cosa che più mi ha affascinato è il primo episodio, dove viene fatto capire allo spettatore lo stato di convalescenza di Matt, privato della sua arma più potente, l’udito.

Metterci dal punto di vista di Matt è stato impressionante, specialmente per chi ha chiaro come funzionano i suoi poteri.

Nel corso della stagione vedremo un altro forte riferimento ad un altro personaggio prima letterario e poi televisivo, ovvero Dexter Morgan.

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La scena dell’interrogatorio in macchina usa esattamente le stesse modalità del famoso killer di serial killer.

Più avanti nella serie c’è un altro punto che me lo ha ricordato molto, ma eviterei spoiler.

Senza dubbio però la grossa novità di questo terzo ciclo è l’introduzione della seconda nemesi di Daredevil, ovvero Bullseye.

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Netflix, quando introduce un personaggio importante, escludendo Elektra, fa capire subito allo spettatore chi è semplicemente dal suo modo di agire.

Era successo così per Kingpin, nella seconda stagione col Punisher e adesso con Bullseye.

Senza ombra di dubbio l’episodio migliore è il quinto, quello dove viene raccontata la sua genesi.

Ancora una volta lo spettatore viene catturato dalla fotografia e dalle immagini che scorrono, sempre in bianco e nero sovrapposte a quelle della persona che sta leggendo il suo fascicolo.

Bullseye l’ho visto come un Dexter, ma senza la guida di Harry a correggere il suo “passeggero oscuro”.

Per quanto anche lui porti una maschera, non ha avuto quell’indottrinamento che invece Dexter ha avuto.
O meglio l’ha avuto in parte, ma alla fine ha perso il suo “faro di salvezza”.

Anche la frase che ripeterà spesso, “Mi dispiace deve essere stata dura”, è un chiaro esempio del cercare di fingere e mostrare un’empatia che, di fatto, non ha.

Ma non è che agli sceneggiatori, visti i molti riferimenti, siano dei fans del personaggio creato da Jeff Lindsay?

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Ma quindi è tutto bello?

Secondo me no. Infatti non mi è chiarissima l’episodio dove viene raccontato il passato di Karen.

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Ok, se fosse stato realmente preso in tutto e per tutto il ciclo Rinascita avrei potuto capire, così l’ho visto un po’ buttato li nel mucchio senza troppo senso per la macro trama principale.

Qualche recensione ha definito questo terzo ciclo a tratti noioso. Io onestamente non sono minimamente d’accordo.

Forse andava tagliato e velocizzato in alcuni passaggi, però questo è Daredevil in tutto e per tutto.

Si vedono i tre capisaldi del personaggio. La religione, la boxe e il continuo martirizzarsi per non aver potuto far di più.

I villains sono entrambi gestiti in maniera buona e anche i comprimari hanno il loro giusto spazio.

Ma visti i precedenti di Luke Cage e Iron Fist, cancellati poche settimane dopo il lancio della seconda stagione, che questo terzo ciclo sia la fine per il vigilante di Hell’s Kitchen?

Sicuramente la storia si conclude col tredicesimo episodio.

Viene lasciato un piccolo spiraglio per un possibile quarto ciclo.

Ma si farà? staremo a vedere.

Tiriamo quindi le somme. Daredevil 3 è un’ottima serie, che riesce a coinvolgere lo spettatore non solo visivamente, ma anche emotivamente, cercando di far capire come si sente e cosa “vede” il protagonista.

Ancora una volta i villain, specialmente Fisk sono il vero punto aggiuntivo al tutto.

Pur essendo solo ispirato al ciclo Rinascita di Frank Miller e David Mazzuchelli, alcune scene, situazioni e atmosfere lo ricordano da vicino.

E’ la miglior serie Marvel/Netflix? sicuramente si.

See you next

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Ric Hunter

Videogiocatore di vecchia scuola. Nella gloriosa console war tra Sega e Nintendo sempre schierato a fianco di Sonic e soci.

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