Tatsumi Kimishima, classe 1950, è il quinto presidente Nintendo. Il secondo non appartenente alla famiglia Yamauchi, il terzo dell’era moderna, il primo a succedere a un uomo più giovane di lui. Sono passati due mesi dalla morte di Iwata, un lungo periodo che però, ormai è evidente, non è trascorso invano: il riassestamento interno ha portato molti cambiamenti, di cui il presidente è solo il vertice. In questo articolo ci eravamo chiesti a chi sarebbe stato affidato il ruolo e, oltre a non aver escluso Kimishima, avevamo sottolineato due aspetti centrali: l’erede di Iwata sarebbe stato giapponese, e molto probabilmente selezionato tra i membri del consiglio d’amministrazione Nintendo. Così è stato, in modo da preservare quell’identità aziendale che, piaccia o meno, costituisce ormai un unicum nell’intero mondo dell’intrattenimento elettronico. Avevamo ipotizzato due scenari principali, uno di totale rinnovamento e uno di transizione (Nintendo ha optato per quest’ultimo), individuando in Shinya Takahashi l’uomo chiave per il futuro della società: quanto accaduto, lo vedremo tra poco, corrobora le nostre ipotesi. Perché annunciare adesso il nuovo presidente? Be’, per sua stessa ammissione a Nikkei, perché ce n’era bisogno: Nintendo non avrebbe potuto affrontare il mercato natalizio, in cui ottiene circa la metà delle vendite annuali, senza un CEO. Kimishima per ora – come ogni carica amministrativa della società – è stato eletto per un solo anno. Visto che gli argomenti da trattare sono tanti e lo spazio non infinito, suddividiamo la restante parte dello speciale in due sezioni: nella prima vedremo chi è il nuovo presidente, nella seconda analizzeremo la riorganizzazione aziendale che prenderà atto dal 16 settembre.

Habemus presidentem!

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