Rainbow Six Extraction

RAINBOW SIX EXTRACTION: RECENSIONE

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Rainbow Six Extraction, uno shooter cooperativo che ha avuto uno sviluppo non facile, complice anche il vecchio titolo ‘Quarantine’ e la pandemia che ha colpito il mondo intero mesi e mesi dopo il suo annuncio. Dopo aver sconfitto la minaccia aliena in Siege nel 2018, abbiamo fronteggiato l’invasione anche in Extraction e siamo pronti a parlarvene nel dettaglio.

 il gioco ha ereditato le solide meccaniche di Rainbow Six Siege, inclusa la possibilità di piazzare barricate protettive poco prima di proteggere un obiettivo.

Per quanto sia innegabile che l’azienda francese avrebbe potuto fare qualcosina in più, è difficile annoverare la trasposizione del gameplay di Siege tra i difetti di Extraction, poiché anche in questa ‘nuova’ veste tutto funziona egregiamente e il gunplay risulta essere ancora oggi molto soddisfacente. A tal proposito, abbiamo notato qualche flessione nel bilanciamento dei 18 operatori, tutti sbloccabili gratuitamente e senza troppi sforzi (non temete, tra di loro c’è anche Lord Tachanka con la sua mitragliatrice posizionabile), proprio per via della scarsa utilità di alcuni dei loro gadget nel contesto del gioco: pensiamo ad esempio al martellone di Sledge, che non fornisce un grande supporto alla squadra a differenza, ad esempio, delle cariche di Hibana, funzionanti sia sulle pareti che sui nemici. Anche gli strumenti che si sbloccano con la progressione non sono tutti utili alla stessa maniera, e talvolta ci è capitato di apportare modifiche al nostro equipaggiamento solo per completare gli “Studi”, sfide che richiedono di eseguire particolari azioni sul campo.

la gestione dell’equipaggiamento uno degli elementi che più ci hanno fatto storcere il naso, in particolare per quello che concerne la personalizzazione delle armi. Da questo punto di vista, Ubisoft avrebbe potuto fare uno sforzo aggiuntivo per tutte le bocche da fuoco.

Ad esempio impossibile consigliare un accessorio per la volata diverso dal silenziatore, uno strumento essenziale per limitare al minimo il rischio di scatenare l’orda degli Archei. L’approccio furtivo in Extraction è d’obbligo soprattutto nelle prime fasi, poiché attirare l’attenzione di un nemico fa sì che il suo urlo non solo richiami i compagni, ma risvegli anche i nidi nei paraggi, che inizieranno a sputare mostruosità di ogni tipo rinfoltendo ulteriormente i ranghi degli alieni.

Raggiungere la camera di contenimento senza aver allertato nessun Archeo è molto soddisfacente, così come è gratificante eliminare le varie minacce con un colpo secco al punto debole, magari perforando una parete in legno che lascia intravedere chi c’è dall’altra parte. È proprio questo, insieme all’elemento legato alla casualità degli obiettivi, che contraddistingue Extraction dalla quasi totalità degli sparatutto cooperativi giunti sul mercato negli ultimi tempi. Nel titolo Ubisoft non ci si limita a correre per gli scenari sparando a qualsiasi cosa si muova, ma occorre spesso riflettere attentamente su come agire, poiché l’impossibilità di recuperare la salute (almeno in via definitiva) e i rischi che derivano da una sconfitta potrebbero spingere i giocatori a battere in ritirata in più di un’occasione. 

La direzione artistica non ci ha però convinto appieno, soprattutto per ciò che riguarda il design delle creature aliene, che risulta un po’ generico e fin troppo omogeneo.

Il fatto che abbiano tutti forma e colori simili rende infatti difficile distinguere in lontananza le varie sottospecie, al punto da costringere ad utilizzare il ping per far apparire il loro nome sullo schermo. Nulla da eccepire invece per ciò che riguarda la realizzazione degli operatori.

VOTO: 8

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