The Legend of Zelda Breath of the Wild ha ricevuto elogi, vinto premi, è stato dichiarato gioco dell’anno, ma perché? 

Forse sembrerò un po’ di parte, sembrerò un, come si dice?! Nintendaro… Ma fermatevi un momento, mettete da parte le console war e ragionate con me sul perché The Legend of Zelda Breath of the Wild è il miglior gioco dell’anno.

Iniziamo col dire che non è uno di quei giochi che si vedono tutti gli anni, ma nemmeno si fa vedere uno volta ogni due lustri. Non è l’ennesimo capitolo di una saga che è diventata storia nel mondo dei videogiochi, ma non definitelo un esperimento, perché non lo è. Semplicemente questo capitolo non è un semplice gioco.

Ma perché? Guardiamo oltre il videogioco che è, analizziamo il complesso Nintendo. Questo titolo ha segnato una nuova epoca: è l’inizio di una nuova era per la grande N e, sicuramente, i futuri open world dovranno prendere esempio anche da The Legend of Zelda Breath of the Wild.

BREATH OF THE WILD È UN’ESPERIENZA

Si, questo Zelda è un’esperienza di vita. Quanti giochi vi hanno dato la possibilità di esplorare cosi tanto come in questo titolo? Di certo un buon numero. Quanti titoli danno la precedenza all’esplorazione piuttosto che alla trama? Quasi tutti, normale. Quanti di questi lo fanno con missioni secondarie? Tutti, tranne Zelda. Perché? Perché in questo Zelda si può fare praticamente tutto.

Aspettate, non sto dicendo che non ci sono missioni secondarie o una trama, ma dopo l’intro (chiamiamolo cosi) tutto passa in secondo piano. Ogni volta che ci diciamo convinti di andare dritti al punto, ci perdiamo a scalare una montagna che c’incuriosiva, accampamenti da radere al suolo, territori selvaggi da domare. Insomma tutto quello che il videogiocatore pensa, in questo titolo lo può fare. Il resto passa in secondo piano, il resto è noia.

Ecco perché ho sottolineato il titolo come esperienza di vita, pone di fronte al giocatore un mondo dove è libero di muoversi, ma soprattutto di fare. Non esiste la linearità, nemmeno quello nascosta sotto un finto open world, ogni direzione si decide di prendere in The Legend of Zelda Breath of the Wild è giusta.

E’ solo il giocatore e Hyrule, in un’interazione con l’ambiente con solo la Nintendo Switch come intermediaria. Nessun impedimento, nessun limite: è pura esperienza e sensazione, e soltanto vivendolo si può capire cosa io intenda.

BREATH OF THE WILD È RINNOVAMENTO

Cosa ha in comune questo titolo con gli altri? La lore, il fatto che sia open world, magari aggiungiamoci l’effetto grafico cel shading già visto in Wind Waker, e basta. Per il resto siamo di fronte ad un’opera completamente nuova, che nulla ha a che fare con i suoi predecessori. Un’opera completamente rinnovata.

Non è per niente semplice prendere un brand che ha ben 31 anni sulle spalle, accantonare la quasi totalità dei suoi tipici canovacci, e creare un qualcosa di innovativo. The Legend of Zelda Breath of the Wild non è un semplice svecchiamento: è un rinnovamento. E’ praticamente un reboot per certi versi, pur non essendo un rifacimento del primo capitolo. Ecco, una sorta di nuovo primo titolo, così lo si potrebbe definire.

A leggere parrebbe che lo consideri una sorta di Ocarina of Time 2.0, ma non è così: è di più. Perché il celebre capitolo per Nintendo 64 ha portato in 3D tutte le meccaniche che si erano già visti nei titoli precedenti. Qui invece siamo ad un livello successivo: un completo rinnovamento di meccaniche e di stile di gioco.

INIZIA UNA NUOVA ERA

Se vogliamo volgere una critica alla grande N, è quella di puntare sempre sui suoi brand storici, lasciando spazi relativamente minori alle new entry. Ma cosa succederebbe se invece si prende quei brand storici e li si rinnova? Manco a dirlo, Breath of the Wild è una splendida risposta alla domanda!

Il titolo è un chiaro inizio di una nuova fase per tutti i marchi della casa videoludica di Kyoto, nonché per tutti quelli strettamente correlati. E’ segnale che l’azienda è andata ufficialmente verso una direzione di rinnovamento in generale. Riuscire a prendere i propri pilastri e prendere il rischio di creare un prodotto che poco a che fare con il passato, ma nonostante ciò funzioni.

Insomma The Legend of Zelda Breath of the Wild è un gioco epocale perché con esso si sta aprendo una nuova era del panorama videoludico. Lo sarà solo per la Nintendo, o anche altri seguiranno il suo esempio?

Intanto io ritorno, ancora dopo 9 mesi, a finire quello che avevo iniziato in Hyrule, ma sono curioso di sapere cosa ne pensate di Breath of the Wild.

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