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Perché fare questa domanda a un giocatore? Vi spiego: negli ultimi anni il numero di titoli sfornati dall’industria videoludica nei quali le decisioni prese dal giocatore influenzano il susseguirsi degli eventi sono notevolmente aumentati.
I videogiochi con “finali multipli” sono infatti relativamente giovani, comportano una mole maggiore di lavoro per i team di sviluppo, i quali sono però ricompensati dal favore del pubblico, che sembra gradire al punto che sempre più software house intraprendono questa strada. Ma perché riscuotono tutto questo successo? In teoria un gioco per essere considerato un buon prodotto deve avere molte caratteristiche: una storia che sappia coinvolgere il giocatore, un gameplay che funziona, pochi bug e in generale una grafica al passo coi tempi e magari qualche piccolo dettaglio che lo renda unico. Ecco, la possibilità di scelta all’inizio rientrava proprio nella categoria dei dettagli, dalla quale piano piano è emersa fino a diventare un elemento chiave per il successo.
La risposta a tutto ciò è insita nella domanda presente nel titolo dell’articolo: quanto conosciamo noi stessi? Si tratta infatti di qualcosa che ho realizzato proprio giocando a questo genere di titoli, qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle e che, almeno credo, anche altri avranno vissuto.
Tutti infatti, nel nostro piccolo, siamo abituati a credere di sapere come siamo fatti. Se siamo buoni o cattivi, gentili o scontrosi, disponibili ad aiutare il prossimo o egoisti. Ma forse la convinzione che abbiamo sviluppato di noi, non corrisponde alla realtà dei fatti. Forse abbiamo questa impressione semplicemente perché la nostra vita non ci mette davanti a delle scelte forti come quelle che si incontrano in videogiochi come Life is Strange, Mass Effect o Fallout.
Per intenderci, decidere di non rubare una merendina dallo scaffale del supermarket mentre la commessa non guarda non può essere paragonato al dover decidere quale dei tuoi compagni d’avventura devi mandare a morire.
E quindi se anche a voi è capitato che seguendo la vostra morale il gioco abbia preso una piega spiacevole, se anche voi siete rimasti a fissare lo schermo per minuti, forse addirittura ore, prima di decidere che cosa fare, se anche voi vi ritrovate in difficoltà nello scegliere cosa è giusto e cosa è sbagliato, chiedetevi: quanto conosco me stesso?

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