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Oggi parliamo di un altro pezzo di storia e uno dei migliori giochi per Master System di sempre.

Parliamo di Kenseiden gioco uscito per la storica 8 bit Sega nel 1988.

Il gioco racconta le gesta di Hayato, un samurai che dovrà attraversare 16 province del Giappone, affrontando svariate creature demoniache per recuperare la spada del Re Drago.

Il gameplay, come la buona parte dei giochi dell’epoca, è quello del classico platform game a livelli.

Kenseiden

La cosa decisamente innovativa, per lo meno per l’epoca, è la possibilità, una volta usciti dai primi due livelli, di scegliere la meta tra le province limitrofe a quella da dove stiamo uscendo.

Kenseiden

Questo porta a due soluzioni:

1) Da una parte potremo scegliere i livelli da affrontare e non sarà necessario passarli tutti per arrivare alla sfida finale.

2) Dall’altra potremo rivisitare alcune zone già esplorate anche se, diciamocela tutta, non avremo vantaggi di sorta, come bonus o aree nascoste aggiuntive non accessibili al primo passaggio.

I livelli saranno divisi in tre categorie:

1) I livelli puramente di passaggio. Questi serviranno solo per poter permettere all’eroe di arrivare alle aree più importanti, molti di questi sono evitabili.

2) Le zone coi boss. Le uniche aree dove potremo vedere subito l’uscita ma essa sarà chiusa fin tanto che il controllore dell’area non verrà sconfitto.

Kenseiden

A battaglia conclusa, il boss rilascerà una pergamena che ci insegnerà una nuova tecnica di combattimento, spesso con la spada.

Kenseiden

Una volta imparato, tramite una sequenza di comandi “simile” ai giochi di lotta, il nostro samurai sferrerà la tecnica appena appresa.

3) Le aree di allenamento. Esse saranno dei livelli privi di nemici dove la nostra abilità e i nostri riflessi verranno messe alla prova.

Dovremo infatti evitare aculei, lance e frecce, saltando attraverso varie piattaforme, spesso semoventi, cercando di arrivare dall’altra parte della stanza.

Kenseiden

Se ci riusciremo, il maestro si complimenterà con noi dandoci una serie di amuleti che aumenteranno la vita o la resistenza di Hayato.

Il gioco, per essere un 1988 è molto variegato nei suoi 16 livelli. Alcune zone, come i castelli, avranno un’impostazione estetica simile, ma non ci saranno mai livelli identici a quelli già visti.

Come dicevamo la libertà nella scelta dei livelli è una grossa innovazione.

Avendolo giocato e rigiocato in più di un’occasione sapevo esattamente cosa servisse per arrivare alla fine.

A mio modo di vedere, escludendo il primo boss, obbligatorio per proseguire, che ci darà l’high jump, quelli fondamentali sono quelli che ci doneranno le tecniche slash con la spada, sicuramente i colpi più utili all’interno del repertorio di Hayato.

I boss da affrontare sono comunque molti e molto variegati, sia nello stile di combattimento, sia nel modo di affrontarli.

Per quanto riguarda le zone di allenamento, escludendo la prima che si incontra, che è la più facile da affrontare, le altre sono pressoché evitabili, a meno che non si abbia molta pazienza nell’imparare i pattern di frecce e lance.

Infatti una cosa su cui non mi sono soffermato è il fatto che appena verremo colpiti, saremo rispediti fuori dalla zona di addestramento e dovremo ricominciare la stanza dall’inizio.

Kenseiden

Quindi in conclusione, un gioco che pur avendo trent’anni alle spalle è tutt’oggi molto innovativo sia nelle meccaniche sia nella gestione dei livelli.

Molto divertente da giocare e in alcuni casi offrendo un livello di sfida interessante e mai proibitivo.

Se non l’avete mai provato, ve lo consiglio.

P.S.: piccola curiosità. Nella versione giapponese del gioco Hayato ha i capelli biondi, cosa un po’ anomala per un giapponese, specialmente samurai dell’epoca feudale.

Kenseiden

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About author

Ric Hunter

Videogiocatore di vecchia scuola. Nella gloriosa console war tra Sega e Nintendo sempre schierato a fianco di Sonic e soci.

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